Epilogo II

Seconda parte Cecilia

Eccoci alla conclusione di questa esperienza, io forse sarò meno poetica di Flavia, la mia natura razionale tende ad inscatolare tutte le emozioni e a custodirle ben sigillate dentro me stessa. Però per fortuna la mia parte passionale e diciamolo egocentrica ama la condivisione!! Questa meravigliosa avventura, che farà parte del mio vissuto, la riassumerò con alcune parole chiave.

Ansia (positiva), quella dell’affrontare una nuova esperienza professionale, umana e fisica.

Sconcerto, quello dei primi giorni dove la comprensione di un inglese “molto slang” parlato a raffica su argomenti cruciali quali procedure e pianificazione del lavoro era fondamentale.

Tenacia, quella che è iniziata con l’allestimento di un laboratorio tutto da organizzare che potesse sopportare il mare oceanico potente, che è proseguita con la risoluzione continua di imprevisti tecnico-lavorativi durante tutta la missione e quella di far finta che il mal di mare fosse solo un fattore psicologico.

Bellezza quella che solo la natura incontaminata ti può regalare.

Energia, quella che solo la potenza di un oceano ti può trasmettere.

Colori, quelli del cielo, del mare e delle terre quasi disabitate e degli animali che abbiamo avuto la fortuna di incontrare.

Odori, quelli persistenti dalla mattina alla sera di cucina molto speziata, quelli dei motori della nave e quelli di profumo intenso usato da alcuni giovani dell’equipaggio dopo essersi fatti la doccia.

Rumori o suoni, quelli incessanti delle onde che risciacquano gli oblò delle cabine come fossimo in una lavatrice, quello dei motori della nave, quello stridio tipico dell’abbigliamento da montagna quando i pantaloni cerati strusciano gli uni con gli altri (il nostro abbigliamento di lavoro sul deck della nave a basse temperature). Quello dei cavi in sospensione utilizzati per calare gli strumenti in mare a profondità che arrivavano anche a 4000 metri. Quello del risucchio intenso del water che siamo abituati a sentire in aereo. Quello delle risate dei cuochi che non abbiamo mai visto ombrosi o stanchi.

Silenzi, quelli dei pensieri che corrono via guardando il mare in navigazione, quelli nelle aree comuni come la “conference room “ o il “main lab” durante i tempi di attesa dei campionamenti, dove ognuno di noi aveva bisogno della vicinanza dell’altro senza però necessariamente riempire il vuoto. Quelli a tavola, dove le conversazioni avevano sempre un tono pacato (gli inglesi sono così molto riservati e poco rumorosi).

Attesa, quella dei diversi aerei utilizzati per la trasferta in andata e così sarà anche per il ritorno, quella della nave di soccorso, quella delle fasi di campionamento, quelle sulla pianificazione del lavoro giorno per giorno dipendenti dalle condizioni meteo.

Mal di mare, la compagna fedele di tutto il viaggio, che impari a conoscere da subito con cui impari a convivere perché pensi che prima o poi per fortuna ti lascerà.

Tempo, questo sconosciuto che non ha più una sua dimensione, tranne che per la colazione, il pranzo e la cena, poi per il resto della giornata una variabile aleatoria.

Rispetto, quello di tutti verso tutti, in ogni momento della giornata.

Professionalità, dell’equipaggio in primis e di tutti i ricercatori.

Condivisione, in cucina nelle ore più assurde della notte per il “nutella party” e la chiamata corale ogni volta che si avvistava una balena, dei pinguini, delle otarie o un particolare colore del cielo. Quella nella scelta serale del DVD da vedere, dove ovviamente essendo quasi tutta filmografia inglese per noi era una novità continua.

“All right?”, la domanda che più spesso ricorreva da parte dei membri dell’equipaggio ad ogni incontro, per assicurarsi che tutto fosse sempre OK!!!

Connessione, quella che ci ha permesso di essere così lontani ma così vicini con tutto il mondo per noi temporaneamente sospeso.

Amicizia, quella mia e di Flavia che esisteva già prima della partenza ma che questo viaggio ha reso indelebile, intesa perfetta, nel lavoro, nelle situazioni più o meno critiche, nel rispetto dei silenzi altrui, nella condivisione del nostro piccolo bagno. E poi senza Flavia non avrei mai imparato a fare le punture. E quella con Nicoletta che anche da lontano è sempre stata con noi e che è stata la fautrice di questa avventura.

Che dire io paragonerei questa esperienza a quella della maratona (per chi le ha fatte può capire), preparazione all’evento, emozione perché comunque è una sfida con se stessi, energia e grinta nella prima parte del percorso, fatica, tanto lavoro mentale per superare la fatica, ripresa perché il traguardo si avvicina e finalmente il traguardo!!! Così come dopo la mia prima maratona di NY, non dimenticherò mai la sensazione di gioia nel momento del traguardo e di aver pensato che la vita non è altro che la continua meraviglia di esistere, così questa esperienza mi lascerà la stessa sensazione. Come salutarvi e chiudere questa corrispondenza? Con due immagini, la prima mandatami da un ragazzo dell’equipaggio con su scritto: “This where we are in the world, nobody else around jut us, we are only a small dot” (questo è dove siamo nel mondo nessun altro intorno, solo noi, siamo solo un piccolo punto). Decisamente questa immagine riassume perfettamente cosa siamo stati, semplicemente un punto. La seconda invece che rappresenta me, piccola, allegra e piena di energia, che tante volte ha desiderato di essere un pinguino piuttosto che una ricercatrice chiusa in una nave.

22 pensieri riguardo “Epilogo II

  1. A te invece ti conosco, anche se più di trent’anni ci separano (Se non sbaglio l’ultima volta che ci siamo visti eravamo a Marina di Camerota intorno al 1986…) e, che dire, sei come il tuo sorriso, come sei sempre stata, un concentrato di energia positiva, sincera e luminosa.
    Bellissima!

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  2. Ciao Cecilia, 7 profondi pensieri che ti rendono straordinaria come l’avventura che hai vissuto insieme alla mia cara amica.
    Rientrare e vivere la quotidianità non sarà facile ma avrete così tanto da raccontare e dimostrare che chissà se 50 giorni vi basteranno!!!!!!!!!

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  3. Complimenti anche a te, Cecilia!
    Noi non ci conosciamo ma sento di dirti che sei stata grande anche tu nel contribuire a questo blog, oltre naturalmente a magnifico lavoro svolto. Più essenziale della mia prolissa Flavia, riesci a trasmetterci le intense e uniche emozioni che avete vissuto.
    Grazie anche a te per averci fatto sognare di far parte di quel piccolo “dot”!

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    1. Grazie Maria, ci siamo sfiorate nel conoscerci quando con Flavia sono venuta a Napoli, sono sicura che prima o poi ci conosceremo e vedrai che in quell’occasione riusciremo anche a mimarti le scenette comiche che con Flavia abbiamo vissuto in questa nave 🙂

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  4. GRAZIE: a voi che ci avete permesso di vivere un po’ anche noi le vs avventure con la speranza che una ns parola, un commento, anche solo un emoticon potesse aiutarvi nei momenti difficili.
    Grazie ancora a voi che ci avete fatto comprendere che ancora oggi con tutta la ns tecnologia esistono luoghi dove vi sono solo la grande possente natura ed il piccolo uomo. Proprio come ai tempi delle grandi esplorazioni, nulla pare cambiato. O forse si: non avevamo portato la microplastica fra i ghiacci, ma credo ci sia da vantarsene. Buon ritorno, idealmente saremo sul pontile del porto ad aspettarvi

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    1. Mauri condividere con voi questa esperienza è stato meraviglioso, quando ci sono cose che ti emozionano non c’è niente di più bello che poterle trasmettere affinché si abbia la sensazione di non perderle. E soprattutto nei momenti “faticosi” il vostro entusiasmo ci ha dato tanta energia….un bacio grande!!!

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  5. Cara sorella, hai visto che quando ti applichi sei una poetessa anche te ….e per nulla stringata. Bellissime sensazioni, uniche direi. Non vedo l’ora di rivederti …a presto bacio…..intanto io …”l’uomo di casa” ti ho riavviato la caldaia. I pinguini dell’Infernetto non sono così affascinanti come quelli dell’Antartide 🙂

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    1. ah ah grazie sorella!!! Anche io non vedo l’ora di vederti mi sei mancata, abituate sin da piccole a condividere tutto, sono stata contenta almeno di poter trasferire una parte di questo vissuto da lontano…..non avevo dubbi che mi avresti fatto trovare la casa calda…W l’omo de casa 🙂

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  6. Che meraviglia i racconti delle due ragazze…questo testo di Cecilia mi ha fatto venire la pelle d’oca. Sarà perché la conosco e la seguo da tanto, senza averla mai conosciuta così bene! Evviva…

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